FONDO “ANTICO” 13

FONDO “GHIZZI” 13

FONDO “SERRISTORI” 19

FONDO “VALDARNINI” 26

FONDO “TAFI” 29

 

 

Premessa

 

Nell’ambito del progetto “Strumenti per la conoscenza del patrimonio storico – librario, documentario e archivistico”, la Regione Toscana negli anni. 2001/2002 promosse la rilevazione dei fondi librari presenti nelle biblioteche toscane con lo scopo di approfondire le conoscenze sull’origine e la formazione dei nuclei librari storici individuabili nelle raccolte delle biblioteche.

         Per quanto riguarda i “Fondi Librari” della Biblioteca di Castiglion Fiorentino vennero trasmesse le informazioni essenziali sintetizzate e ricondotte al tracciato delle schede tipo predisposte dalla stessa Regione. 

         Tali informazioni, aggiornate e integrate con documentazione fotografica, sono servite per la realizzazione del presente supporto didattico che ci auguriamo possa contribuire ad una maggiore visibilità, ma soprattutto stimoli l’uso dei vari “Fondi” che sono direttamente collegati alla storia di istituzioni ecclesiastiche, scolastiche e a singole personalità di rilievo per la storia e la cultura non solo locale.

 

 

 

 

 

 

 

FONDO ANTICO

 

Il fondo rappresenta il nucleo originale della Biblioteca, costituita in seguito alle soppressioni del 1866, con le “Librerie” degli Scolopiani, dei Minori Conventuali e dei  Cappuccini.

“Soppresse in ordine alla legge 7 luglio 1866 le Corporazioni Religiose, la Rappresentanza Comunale di Castiglion Fiorentino onde evitare la vendita od eventuale dispersione delle Librerie dei Conventi dei Scolopi, Minori Conventuali e Cappuccini esistenti nel Comune, fu sollecita di domandare con le deliberazioni de’ 9 ottobre e 7 dicembre 1867 la cessione delle dette librerie,         i

 concesse nel gennaio successivo da S.E. il Ministro Guardasigilli, e quindi fu deliberata la istituzione di una Biblioteca Comunale per utilità degli studiosi ed ammaestramento della gioventù” (1)

La Biblioteca venne costituita con le “Librerie” degli Scolopiani (3.382 volumi), dei Minori Conventuali (1.408 volumi) e dei Cappuccini (1.141 volumi) che, quasi esclusivamente, trattavano di argomenti legali, religiosi e filosofici. “ Il Governo si informò della materia che contenevano, ma non ne fece requisizioni…però avendoli rilasciati vi è a credere che non li giudicasse gran cosa; io per me dico che servono come li altri allo scibile e non faccio commenti. Il giudizio sui libri all’occhio del gusto moderno è cambiato. I libri teologici e legali che un tempo ebbero la preferenza, sono i meno ricercati. La Biblioteca Comunale si comporrà dunque dei libri all’antica per la ragione che furono raccolti  e da Conventi ed in tempi indietro. (2)                                           

I libri vennero collocati nel palazzo degli Scolopi, ma solo nel 1873 venne nominato il primo Bibliotecario nella persona di Giuseppe Ghizzi che provvide a ordinare e catalogare il materiale e stilare il regolamento che venne approvato dalla Giunta con deliberazione del 19 dicembre 1874.

La Biblioteca Pubblica si compone di due stanze non venute piene interamente. La scaffalatura è tutta nuova di abeto e poco legname vi è andato di quello servito ai vecchi scaffali dei Scolopi. Fedele Lovari ne fu l’artefice falegname e l’ingegnere comunale sig. Giuseppe Martelli ne diè le regole e il disegno. I scaffali sono uniformi fra loro. Contengono 8 gradinate a contare le quali si comincia dal fondo, così la gradinata 1 e 2 sono le più grandi ed alte destinate ai volumi in folio. (2)

 

Il Regolamento stabiliva (art.5) che la Biblioteca dovesse stare aperta quattro giorni la settimana: domenica, martedì, venerdì e sabato dalle ore 10 alle ore 1 e che (art.6) nel Bilancio Comunale fosse stanziata annualmente la somma di lire 300 per “mantenimento e accrescimento della Biblioteca”.

Alla morte di Giuseppe Ghizzi la vedova, oltre ai manoscritti, (v.”Fondo Ghizzi”) dona al Comune anche i libri di proprietà del marito che vengono così depositati in Biblioteca in apposita scaffalatura “che dovrà uniformarsi a quella già   esistente e in legno di abete di buona qualità, scevro      da grossi nodi e ben stagionato” e in data 11/6/1895 il Sindaco Angelo Tavanti conferisce  a Ubaldo Pasqui l’incarico di riordinare la Biblioteca del Ghizzi in un lasso di tempo previsto di due mesi.

Per i primi decenni del 1900 la Biblioteca rimane pressoché inutilizzata tanto che il Prof. Giovanni Mischj presenta (maggio 1931) al podestà Dino Cesaroni Venanzi una relazione della quale si riportano alcuni significativi brani:

“In conformità dell’invito dalla S.V. fattomi….mi fo dovere esporre quanto appresso.  Come il problema della Biblioteca sia strettamente connesso con quello della scuola è cosa talmente ovvia che non varrebbe la pena di parlarne…Un paese che conta, oltre le scuole elementari, vari istituti medi, fiorenti collegi di vecchia data e, di conseguenza una numerosa popolazione di alunni e una non indifferente famiglia di insegnanti, ha necessità di avere una Biblioteca ricca e aggiornata rispondente ai molteplici bisogni che si fanno sentire in un centro culturale… Castiglion Fiorentino possiede già un notevole materiale librario se non che nei riguardi della Biblioteca Comunale dobbiamo notare che essa è sempre stata lasciata in abbandono quasi completo….dotata di un solo catalogo difettoso e talora nemmeno preciso… D’altro canto, non avendo mai avuta la biblioteca di una stabile dotazione, è rimasta priva di pubblicazioni moderne di letteratura, di storia, di arte, di cultura generale…cioè di quelle opere di cui deve essere fornita una biblioteca che voglia fondamentalmente servire ai bisogni quotidiani di chi insegna e di chi studia…” Il Mischj suggerisce quindi un riordinamento ed aggiornamento della Biblioteca Comunale tramite trasporto in locali più adatti e acquisto di libri moderni. Nell’estate del 1931 la Biblioteca venne trasferita in alcune stanze di Palazzo Pretorio e lo stesso Mischj propone  una nuova catalogazione e suggerisce che dovrà essere fatta:                                                                               

a)          a schede mobili;

b)          ogni scheda dovrà contenere tutte le informazioni bibliografiche del volume e la segnatura di collocazione;

c)           quest’ultima dovrà contenere tre sigle e cioè:

     il numero dello scaffale

     la lettera indicante il palchetto

     il numero di catena dei volumi di tale palchetto

d)          le tre sigle verranno riportate nella prima pagina di ogni volume, sotto il timbro della Biblioteca.

e)          Questo verrà anche apposto sul margine destro di una pagina preventivamente fissata e che resterà uguale per tutti i volumi

f)             Sulla costola di ogni libro verrà posto un cartellino ingommato con il numero di catena. Sarà posto in alto per i libri collocati nella fila interna di ogni palchetto, in basso per quelli della fila esterna

g)          Il formato delle schede sarà come da campione allegato. Queste verranno disposte in ordine alfabetico in apposite cassette rettangolari, infilate in ferro girevole a forma di coltello, fissato alla cassetta stessa. Tale ferro in posizione orizzontale, terrà fisse le schede.

h)          Il catalogo per autore in ordine alfabetico a scheda mobile (conforme quanto si pratiica presso le Biblioteche di uso pubblico)

i)             Poiché si tratta di sistemazione ex-novo si consiglia anche un registro di ingresso.

 

In una lettera  al Podestà di Castiglion Fiorentino del luglio 1933 il  Prof. Giovanni Mischj fa presente che la Biblioteca dovrà essere trasferita da Palazzo Pretorio “in conseguenza dello sviluppo preso dal Istituto Magistrale”. Il Comune, che nel frattempo ha nominato bibliotecario il Can. Angelo Nunziati, decide di collocare la Biblioteca in una grande sala del Palazzo Comunale. La nuova sede diviene operativa nel 1936;  lo stesso Prof. Mischj, in veste di “Regio Ispettore Bibliografico per Castiglion Fiorentino” in un “promemoria relativo alla              

Biblioteca Comunale” in data 12 agosto 1938, scrive al Comune  Castiglion Fiorentino è tra i pochissimi /Comuni/ che abbia la sua Biblioteca Comunale sistemata in un locale moderno, ampio e decoroso…Il lavoro ha richiesto tempo e denaro, ma si rendeva indispensabile data l’importanza che il Paese ha assunto come centro di studi. Il Regio Sovrintendente Bibliografico per la Toscana nelle sue ispezioni d’ufficio ha avuto parole di lode per questo lavoro, promettendo aiuto di consigli e, nel limite del possibile, di sussidi per l’ulteriore perfezionamento della biblioteca stessa”.

Negli anni successivi l’incremento bibliografico non venne però molto curato tanto che in una relazione del 1950 il nuovo bibliotecario Dario Marcantoni fa presente al Sindaco che “..dal 1935 al 1940 furono via via acquistati tutti i trentasette volumi dell’Enciclopedia Treccani e qualche diecina di libri di vario argomento. Con l’anno 1940, salvo rare  eccezioni, ogni nuovo acquisto cessò”.

Sollecita quindi l’acquisto di opere “di quegli autori che non figurano in biblioteca o son rappresentati da pochissime opere perché la biblioteca è molto frequentata grazie agli insegnanti che ci vengono e ci mandano i loro allievi”. Presenta la statistica relativa al 1950: giorni di apertura 186 con 1250 visite comprese “intere scolaresche”.

 Col tempo la scaffalatura divenne inadeguata con nessuna possibilità di poter occupare un altro locale; i nuovi libri venivano così collocati nella scaffalatura lignea relegando  quelli antichi in seconda fila.

La Biblioteca rimase nella sede di Palazzo Comunale fino al 1975 quando venne trasferita nei locali di Palazzo Dragomanni in Piazza Verdi,5. Con l’occasione i libri non facenti parte del Fondo Antico vennero tolti dalla scaffalatura lignea, schedati e collocati nella nuova scaffalatura metallica formando così la “Parte moderna” e successivamente la sezione ragazzi.

 Dal gennaio 1999 tutta la Biblioteca è stata trasferita in Palazzo Pretorio (via del Tribunale,8); il “Fondo Antico” trova definitiva sistemazione in due sale al secondo piano ed è consultabile, in sede, da parte del pubblico.        

 Si compone di n. 11.609 volumi riportati su schede cartacee mod. Staderini, sistemate in apposito mobile con cassettiere, divise per “Autore” e “Materie”. Da alcuni anni è iniziata la schedatura computerizzata in adesione al progetto “informatizzazione dei cataloghi delle biblioteche” con finanziamento della Istituzione e della Provincia di Arezzo in base alle leggi regionali 14/95 e 35/99. Le cinquecentine sono state rilevate nell’ambito del progetto “Le Edizioni italiane del XVI secolo” promosso dall’Istituto Centrale per il Catalogo che sta provvedendo alla pubblicazione degli inventari.

Molti libri riportano scritte che ne determinano la provenienza. Se ne e riportano alcuni esempi:

     Ex Lib. Scholas Pias

     Bibliotheca Castilionens. Scholas Pias

     Della Libreria delle Scuole Pie di Castiglion Fiorentino anno____

     Di casa Ghizzi

     Di Giuseppe Ghizzi

     Dalla libreria di S.Cristof. di Castiglion Fiorentino  (3)

     Applicato alla Libreria de Capp.ni

     Capucinos Castilionis

     Della Libbreria de’ Capp.ni di Castiglion Fiorentino

     Dal luogo de’ P.ri Cap.ni

     Hieronimus Serninius hunc librum possidet

     Dal Canonico Giuseppe Fucini donato al’Arciprete Becci

     Ad uso del P.Diodaro da Castig. F.no

     Hieronymi Beccj

 

Nei volumi della Encyclopedie (Lucca, Giuntini, MDCCLVIII) è incollata una targhetta a stampa Bibliot. Ximenian.”

 

Nel complesso il “Fondo Antico” è in buono stato di conservazione. Il sig. Libero Rossi, restauratore della B.N.C. di Firenze, in una sua recente visita, ha indicato che solo per alcuni libri è necessario un intervento di restauro completo; per altri occorrerebbe un “restauro non invasivo” a carico della legatura e della cucitura.

 

 

 

 

 

 

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(1)        “Proemio” al primo regolamento della Biblioteca.

(2)         G .Ghizzi, Ms. 474, B.C.C.F

(3)        Convento di S.Cristofano (o Zoccoli). La costruzione inizia nel 1427 “alla povera” e di modeste dimensioni a circa un miglio ad est di Castiglioni. Nella prima metà del XVI secolo il complesso iniziale viene accresciuto ed abbellito fino ad accogliere 15 frati. V. A.Picelli, Monasteri e conventi nel territorio aretino, Firenze 2000.

“Non è erroneo pensare che i primi in paese a fornirsi di libri furono i PP.Zoccolanti del convento di S.Cristofano. Ne amarono a tal punto a raccoglierli che nel 1714 avevano di loro un preciso catalogo per meglio ritrovarli…Si riferisce inoltre della ferma presa di posizione del Comune e del popolo tutto quando nel 1616 venti casse piene zeppe di libri lasciate nel convento da Padre Aretino, il Padre Provinciale dell’Ordine voleva destinare al Convento della Verna. Padre Aretino, al secolo Francesco Pitigiani, confessore privato del Granduca Cosimo II, morto in Mantova il 27 ottobre di quello stesso anno, aveva vissuto per molti anni nel Convento degli Zoccoli. Pare che molte opere “quattrocentiste” fossero state requisite dal Commissario incaricato Orlandini, al tempo della soppressione del Convento…” da G. Ghizzi Ms. 474, B.C.C.F.

 

 

 

 

 

 

FONDO GHIZZI

 

Giuseppe Ghizzi  (Castiglion Fiorentino 17/1/1824 – 21 aprile 1893) nel ’34 cominciò a frequentare il Collegio di S. Filippo Neri a Castiglion Fiorentino dove studiò come “esterno” fino al 1843 quando si recò a Firenze presso la sorella del padre. Qui rimase alcuni anni dedicandosi alle materie giuridiche e frequentando lo studio di Pietro Gaeta. Fatta pratica e divenuto notaio, ritornò a Castiglion Fiorentino dove esercitò la professione sino al ’76, quando – non avendo problemi economici – rassegnò le sue dimissioni “per non essere distratto da occupazioni per lui più geniali, inclinato come era alla disciplina delle belle arti e della letteratura”. (1)

Si dedicò a quella che rimase sempre forse la sua principale passione: l’individuazione, la raccolta di documenti per lo studio della storia di Castiglion Fiorentino e più in generale del

territorio  aretino.

La imponente raccolta di manoscritti, stampe e documenti, originali ed in copia nonché i suoi scritti venne da lui costituita “all’oggetto di soddisfare alla curiosità di erudizione propria, nonché a quelle delli amatori della storia e delle belle arti che in Castiglione  vi saranno o vi possino essere”. (2)

Negli ultimi anni della sua vita Giuseppe Ghizzi aveva maturato la convinzione che i suoi concittadini non avessero compreso lo sforzo di tutela della memoria storica che sottostava al suo impegno di “raccoglitore” oltreché di scrittore e prese quindi la decisione di lasciare al Comune, dove era stato il primo bibliotecario della biblioteca costituita nel 1867, solo una parte della sua biblioteca escludendo i manoscritti e i documenti. Nel 1895 fu la vedova Eleonora Gnagnoni a donare al Comune una parte considerevole della raccolta: 465 filze. (3)

In numero di 124, di particolare interesse per la storia cortonese, vennero acquistati nel 1896 dalla Biblioteca e Accademia Etrusca di Cortona e almeno altre 9 dalla Biblioteca della Fraternita di Arezzo. (4)

Nel 1929 il Bibliotecario del Comune di Castiglion Fiorentino Don Angelo Nunziati individuò in casa di Giuseppe Gnagnoni, nipote del Ghizzi, altre filze di manoscritti (dal n. 466 al 546) che furono acquistate dal Comune e riunite a quelle già donate nel 1895. (5)

Altre 46 filze di manoscritti si trovano presso la Chiesa Collegiata di S. Giuliano in Castiglion Fiorentino. E’ probabile che Don Angelo Nunziati, in occasione del ritrovamento in casa Gnagnoni, abbia separato dal resto e consegnato al Capitolo della Collegiata il materiale documentario attinente a chiese e legati testamentari che successivamente vennero considerate facenti parte dell’Archivio Capitolare e numerate con la segnatura “Arch. Capitolare”. (6)

E’ auspicabile che tale materiale possa essere aggregato a quello presente in Biblioteca così da ricostituire il “fondo” nella sua consistenza originaria almeno per la documentazione riferita a Castiglion Fiorentino.

Recentemente sono stati accorpate al Fondo altre filze di manoscritti (dal 547 al 582) che non erano state inserite nell’inventario del Can. Nunziati. (7)

Con il trasferimento della Biblioteca in Palazzo Pretorio il “Fondo Ghizzi” è stato  collocato in uno dei tre locali al piano terra dotati di deumidificatore.

E’ consultabile da parte degli utenti, previa compilazione di richiesta scritta.

Si compone di manoscritti di vari autori  (Tonieri, Cappelletti, Andreocci…), di stampe e documenti (originali ed in copia) e scritti dello stesso Ghizzi. Tutto il materiale è raccolto in 582 filze (le più di formato cm. 20/25 c. – 30/35 c.) con rilegatura in cartone, ma molte (circa 100) legate con spago. Nell’ambito dell’accordo di cooperazione scientifica e didattica  stipulato tra l’Istituzione e il Centro Interdipartimentale di Studi sui Beni Librari e Archivistico (CISLAB) della Facoltà di Lettere e Filosofia in Arezzo dell’Università degli Studi di Siena, molte filze sono già state raccolte in idonee cartelle non acide per eliminare la legatura con spago. Questo intervento, dovrà essere completato in modo da garantire la corretta conservazione  anche perché il fondo è frequentemente consultato.

Alcuni manoscritti, di particolare rilievo documentario e a rotazione, sono esposti negli stessi locali in idonee vetrine.

L’inventario cartaceo pubblicato (3) - (4) è stato completamente informatizzato per cui è possibile la consultazione tramite computer.

 

A Giuseppe Ghizzi è  intestata la parte antica della Biblioteca.

 

______

Note

(1)        B.C.C.F. – Fondo Ghizzi n. 467

(2)        B.C.C.F. – Fondo Ghizzi n. 541, p.1

(3)        A.Sorbelli, Inventari dei manoscritti delle Biblioteche d’Italia, vol 24, 1918. (N. 1 – 465)

(4)        AA.VV. Vivo solo e nego il saluto: Giuseppe Ghizzi e la sua raccolta documentaria. I.C.E.C., Quaderni di Biblioteca n.12

(5)        A.Sorbelli, Inventari dei manoscritti delle Biblioteche d’Italia, vol. 44, 1930 (N.466 – 546)

(6)        Le filze conservate presso l’Archivio Capitolare della Collegiata sono state inventariate a cura di A.Moriani (inventario cartaceo disponibile).

(7)         Le filze dal n. 547 al 582 sono state inventariate a cura di P.Fusi.

 

Vedi anche:

- G. Ghizzi, Storia della Terra di Castiglion Fiorentino, Arezzo, 1883-1886. Ristampa anastatica Bologna, 1976

- G. Mischj, Un benemerito raccoglitore di memorie storiche toscane: Giuseppe Ghizzi (1824-  1893), in A.M.A.P. vol. VIII, Arezzo 1930, pp. 117-124

- AA.VV. Castiglion Fiorentino un’illustre tradizione scolastica e culturale. Arezzo 1974. Annuario del Liceo Scientifico Statale “G.da Castiglione”, Castiglion Fiorentino.

 

 

FONDO SERRISTORI

 

 

Il patrizio fiorentino Cosimo Serristori (1644 – 1714) secondogenito del cav. Francesco Niccolò, dopo la morte del fratello Lodovico rimase unico erede di un notevole patrimonio comprendente possedimenti sia nel Granducato di Toscana che nel Regno di Napoli (Bitetto, Bari). Non si curò molto dell’amministrazione dei suoi beni e preferì dedicarsi allo studio e alle arti. Visse per un certo periodo nella sua tenuta di Ottavo, nella campagna tra Castiglion Fiorentino e Arezzo, fu molto devoto di S.Filippo Neri e in vecchiaia vestì anche l’abito talare, ricevendo il titolo di abate.

Il Serristori, nel suo testamento depositato il 20 ottobre 1716, costituì erede universale l’Oratorio di S.Filippo Neri di           Castiglion Fiorentino (1) affinché le rendite del suo patrimonio potessero servire per la costruzione di una casa e di una chiesa indispensabili per la costituzione di una comunità sotto la più stretta osservanza della regola di S.Filippo Neri.

L’Oratorio gestì il patrimonio Serristori fino al 1726 quando per il Breve di Papa Benedetto XIII in data 1 giugno, l’asse ereditario passò al Seminario di Arezzo. Tale decisione provocò vivaci reazioni, sia tra i Padri Filippini che nella Comunità, che portarono a contrasti con il Vescovo di Arezzo Giovanni Antonio Guadagni. In esecuzione del Breve di Papa Clemente XII del 12/2/1731 l’eredità Serristori, benché tolta al Seminario di Arezzo, non tornò ad essere amministrata dai Padri Filippini, ma venne affidata a persone scelte dall’ordinario diocesano.

 Comunque a seguito di tali disposizioni “fu immediatamente rilasciata la fabbrica della casa resa  abitabile nel 1743. Il Vescovo di Arezzo Mons. Carlo Filippo Incontri aprì solennemente il Collegio con pubblico istrumento del 24/10/1744 dichiarandolo sotto l’invocazione di S.Filippo Neri nominandone i Deputati, il Rettore ed i maestri, regolando le tasse dei convittori e le analoghe somministrazioni e finalmente formando le prime costituzioni”.(2)

Il “Collegio Serristori” così chiamato in onore del nobile fiorentino, prosperò molto fino “a divenire il centro principale della Istruzione delle Provincie limitriofi” (2) e il Comune ottenne che al Collegio fossero unite le scuole, esistenti, di lettere umane e di retorica e ciò indipendentemente dagli studi classici ai quali provvedevano gli Scolopi (3)

 Con R.D. 31/1/1875 n. 2369 venne eretto a Ente Morale ed affidato ad una Amministrazione composta da 5 membri che duravano in carica 5 anni e potevano essere riconfermati. Con R.D. 6/2/1879 venne approvato  lo Statuto -–Regolamento che al cap. V disciplinava la parte relativa all’insegnamento del Collegio, che comprendeva:

.     il corso ginnasiale;

     il corso tecnico di primo grado;

     la cattedra d’istituzioni civili; (con spesa a carico dell’Ospedale di Castiglion Fiorentino);

     le classi superiori elementari;

     la ginnastica.

 

Un successivo Statuto venne approvato con R.D. del 1906 e modificato con R.D. del 1925 che stabilì in 120 il numero massimo dei convittori anche se la media di frequenza fu sempre intorno alle 100 unità. Nell’anno 1939/40 la presenza dei convittori era così ripartita: 5 di Castiglion Fiorentino, 17 della provincia di Arezzo e 67 provenienti da fuori provincia. Il personale educativo era costituito da un Rettore, da un vice Rettore e da cinque Istitutori. (4)

Gli studi che venivano svolti nel Collegio Serristori trovarono sempre rispondenza nella Biblioteca che già  nel 1769 era “ben dotata” e nel 1772 si arricchì di quella ereditata da Mons. Jacopo Inghirami , Vescovo di Arezzo, la cui biblioteca, per sua espressa volontà, dagli eredi venne divisa fra il Seminario di Arezzo e il Collegio e che comprendeva, tra l’altro, le opere di Lodovico Muratori.(5)

Il 19/12/1943 Castiglion Fiorentino subì un terribile bombardamento che danneggiò sensibilmente anche l’edificio del Collegio “…ma lo spettacolo più tremendo lo presentava il Collegio Serristori….dalla parte della strada di facciata del fabbricato apparentemente sembrava illesa; all’interno i quattro piani erano sprofondati giù alle cucine sistemate a livello di via S.Lazzo..”(6) Si ebbero anche 16 vittime e numerosi feriti tra alunni e personale di servizio.

Naturalmente anche la biblioteca venne danneggiata e molti libri rimasero per diverso tempo sotto le macerie con danni gravi. Successivamente il materiale librario che si salvò - …anche da qualche … intenditore… - (la Biblioteca non fu certo il primo pensiero dei soccorritori ne di coloro che successivamente si occuparono della ricostruzione dell’edificio) venne accatastato in un locale da dove, solo nel 1964, fu trasferito in Palazzo Comunale. Nel 1980 venne collocato negli scaffali della vecchia sede della Biblioteca in Piazza Verdi e compilato l’inventario (1.118 volumi con sigla SE e n. progressivo). La vecchia segnatura su targhetta incollata in ciascun libro riporta la dicitura "Biblioteca Collegio Vescovile Castiglion Fiorentino” senza numero e collocazione.

Il Fondo Serristori è ora al secondo piano di Palazzo Pretorio, nuova sede della Biblioteca. (7)

Conserva, di particolare importanza, due antifonari del sec. XIII  - (terzo quarto) - di scuola aretina, restaurati (8),  incunaboli  e  cinquecentine.

 Il Fondo Serristori è consultabile da parte degli utenti.

 

 

 

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(1)        congregazione o “società laicale” di preti dedita ad attività di religione e di carità.

(2)        L’Ente Serristori. Manoscritto di  A. Castellini

(3)        gli Scolopi sono presenti a Castiglion Fiorentino dal 1654 ed il 20 maggio 1697 fu posta la prima pietra di quella parte del complesso che comprenderà chiesa e convento. Anche la biblioteca scolopiana venne acquisita dal Comune e costituisce, assieme a quelle dei Minori Conventuali e Cappuccini, la “Parte Antica” dell’attuale Biblioteca Comunale. (vedi)

(4)        Ministero dell’Educazione Nazionale, Gli Istituti di Educazione in Italia, vol II, Roma 1941.

(5)        AA.VV. Castiglion Fiorentino. Un’illustre tradizione scolastica e culturale, Arezzo 1974. Annuario del Liceo Scientifico Statale “G.da Castiglione” – Castiglion Fiorentino.

(6)        C .Serafini (a cura) Per non dimenticare. Castiglion Fiorentino 1943/1945 nei diari del M. Gino Grifoni e di D. Angelo Nunziati. I.C.E.C. “Quaderni di Biblioteca n.2

(7)        Nel 1989 anche l’archivio dell’Ente (già depositato nella fattoria di Ottavo e in precedenza nei locali del Collegio) venne acquisito dal Comune e aggregato all’archivio storico. I primi documenti risalgono al 1481 e si riferiscono all’amministrazione del patrimonio della famiglia e quindi all’amministrazione del Collegio. Con il trasferimento venne compilato (a cura di P. Fusi) un elenco di consistenza utile per la consultazione. Attualmente   tutto il materiale è in fase di riordino.

(8)        G. Lazzi (a cura) Codici Miniati in territorio aretino (secoli XII - XV), Firenze, 1990. Biblioteca della Città di Arezzo. Catalogo della mostra

 

Per notizie particolareggiate sul Collegio: “Il Seminario-Collegio S. Filippo Neri di Castiglion Fiorentino nel sec. XIX. Le trasformazioni di un’Istituzione educativa tra Stato e Chiesa” tesi di laurea di Paolo Serafini, Università degli Studi di Firenze, Corso di laurea in Storia e sistemi delle relazioni fra Stato e Chiesa nell’età moderna a.a. 1990-91.  (presente in Biblioteca).

 

 

 

FONDO  VALDARNINI

 

Angelo Valdarnini (Castiglion Fiorentino 2/2/1847 – Firenze 30 gennaio 1930) iniziò gli studi classici presso il Collegio degli Scolopi a Castiglion Fiorentino e poi presso il Liceo “Petrarca” di Arezzo. Continuò gli studi superiori alla Università di Pisa e completò la sua formazione nell’Istituto Superiore di Studi pratici e di perfezionamento di Firenze. (1)  Si laureò in filosofia  presso questo Istituto nel 1870 con una     tesi su Francesco Bacone. Appena laureato venne nominato professore di filosofia nel liceo di Caltanisetta da dove passò alla Scuola Reale di Città   di Castello,  quindi al Liceo di Macerata e successivamente a quello di Pisa. Nel 1876 conseguì il titolo di libero docente nella regia Università di Macerata, nel 1883 vinse il concorso a ordinario di Filosofia e pedagogia nell’Istituto Superiore Femminile del Magistero di Roma.                 La grande occasione venne nel 1887 quando ricoprì la cattedra di filosofia nella Regia Università di Bologna che abbandonò solo nel 1923 per sopraggiunti limiti di età e su proposta unanime della Facoltà per Decreto Reale fu nominato “Professore emerito” a vita di quella Università ed elevato dal Re, motu proprio, grande ufficiale della Corona d’Italia.

“In Bologna egli dette nuovo impulso e fervore a quella Scuola Pedagogica, che fu la diretta emanazione della Scuola Magistrale, così abbondantemente frequentata da maestri e maestre che aspiravano a un grado superiore di cultura. Alla Scuola Pedagogica dette la sua attività e dottrina dal 1905 al 1922 e di essa fu presidente e maestro” (2)

Dopo il collocamento a riposo si ritirò a Firenze dove continuò i suoi studi dedicandosi prevalentemente a questioni classiche e letterarie.

Scrisse numerose opere soprattutto di filosofia e pedagogia, ma anche saggi su problemi sociali e politici,  e tradusse opere di Compayré, Kant, Spencer.

Rimase sempre legato al paese natale da profondo e sincero affetto (rinunciò alla cattedra di filosofia a Palermo proprio per la lontananza da Castiglion Fiorentino) e ricoprì l’incarico di consigliere provinciale di Arezzo e in tale veste pubblicò il saggio “Sull’avvenire economico della Provincia di Arezzo” nel quale spiega che (la Provincia di Arezzo) “può e deve maggiormente sviluppare la sua agricoltura, accrescere e preparare le sue industrie, estendere il commercio dei suoi prodotti naturali e industriali”…..Occorrono quindi “mezzi adeguati”: disponibilità di capitali, istituzione di nuove scuole professionali e tecniche, migliorare o  costruire “strade ferrate e rotabili”.

Nel 1980 gli eredi del prof. Angelo Valdarnini donarono  al Comune N. 434 volumi (sec. XIX – XX), facenti parte della sua biblioteca privata che vennero collocati presso la vecchia sede della Biblioteca in piazza Verdi e dei quali venne compilata la schedatura (sigla VA e n. progressivo).  Non è possibile stabilire se la biblioteca venne consegnata per intero in quanto i libri erano sistemati in scatoloni e non vi era alcun elenco di consistenza. Il fondo è composto da libri (ed opuscoli) di filosofia, psicologia, politica, religione, letteratura, biografie, riviste e n. 54 opere dello stesso Valdarnini. Va sottolineato che di alcune sue opere sono presenti più copie dello stesso titolo. 

Il fondo, collocato in Palazzo Pretorio, è consultabile da parte degli utenti, ma escluso dal prestito.

 

 

 

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(1)        Scuola post universitaria aperta durante il governo del barone Ricasoli.

Per notizie particolareggiate sul Valdarnini: “Angelo Valdarnini pedagogista e storico dell’educazione” tesi di laurea di Rossella Fabbretti, Università degli Studi di Perugia, Corso di laurea in pedagogia, a.a. 1978-79.  (presente in Biblioteca). La tesi riporta una ricca bibliografia: scritti di A.V. – opere tradotte da A.V. – scritti su A.V. – bibliografia generale.

 

 

 

 

 

 

 

 

FONDO TAFI

 

Mons. Angelo Tafi (Reggello 5/4/1921 – Arezzo 15/8/2000) primo di cinque fratelli maschi entrò giovanissimo nel Seminario Arcivescovile di Siena; successivamente frequentò il Collegio dei Salesiani di Firenze e, trasferitasi la sua famiglia a Castiglion Fiorentino, entrò nel Seminario Vescovile di Arezzo dove frequentò il liceo classico.

A diciotto anni entrò nella Pontificia Facoltà di Teologia di Posillipo (Napoli) e si laureò nel 1945 a Roma presso l’Università Gregoriana. Intanto il 10 ottobre 1943 era stato ordinato sacerdote da Mons. Mignone, Vescovo di Arezzo. Frequentò successivamente il Pontificio Istituto Biblico e si diplomò presso l’Archivio di Stato di Roma in Paleografia, Archivistica e Diplomatica.

Insegnò per 25 anni Esegesi Biblica, lingua ebraica e lingua greco – biblica presso il Seminario aretino e per 27 anni religione nelle scuole statali di Arezzo.

Molto conosciuto e stimato pubblicò ben 65 volumi senza considerare le centinaia di articoli in giornali, riviste, atti di Accademie, bollettini di Associazioni o Istituzioni varie. L’argomento delle sue pubblicazioni si divide,  più o meno equamente, in Storia Sacra e Storia del territorio aretino.

Con un gesto di grande generosità ed affetto per Castiglion Fiorentino (paese di origine della madre) Mons. Angelo Tafi fece dono alla Istituzione della sua preziosa e ricca biblioteca. Il trasferimento iniziò nel settembre 1999, si completò all’inizio dell’anno 2000 e i libri vennero collocati nella nuova sede della  Biblioteca di Palazzo Pretorio.

La donazione è importantissima sia per la quantità  che per il loro contenuto; è fondamentale per gli studiosi e gli appassionati e rappresenta un vanto anche per chi opera nella Biblioteca di Castiglion Fiorentino che Mons. Tafi ha voluto preferire ad altre Istituzioni della Provincia.

La gran mole di libri e pubblicazioni è raggruppabile in tre grandi filoni: Storia del Cristianesimo e della Chiesa, Storia di Arezzo e delle sue vallate, Storia dell’Arte e Archeologia. Ognuno di questi filoni comprende testi e riviste pubblicati nell’ultimo mezzo secolo. Si può dire che rappresentino una sorta di bibliografia quasi completa nei loro rispettivi ambiti di appartenenza.

 

 

 

 

Gli album dei viaggi effettuati negli anni ’50 in Medio Oriente contengono anche documentazione fotografica e cartoline delle varie località da lui visitate.

Un altro aspetto caratterizzante e qualificante del “Fondo” è rappresentato dai suoi Quaderni manoscritti che documentano l’attività intellettuale di tutta una  vita. Colpisce, oltre al contenuto, la precisione e la sicurezza con cui Mons. Tafi scrive i testi sia di conferenze che preparatori alle opere pubblicate. Sono infatti molto  rari ripensamenti o correzioni che testimoniano l’assoluta padronanza dell’argomento trattato.Dovrà essere predisposto uno specifico progetto per il riordino dei manoscritti in modo che un analitico inventario consenta di valorizzare appieno la figura di mons. Tafi sia come storico che come biblista e forse alcuni suoi studi inediti potrebbero essere pubblicati.

 Nella sistemazione negli scaffali, si è rispettata la collocazione che i libri avevano  nella Biblioteca di casa Tafi:  Arte, Etruschi, Storia, Religione, Storia locale, Manoscritti. Le edizioni di interesse “locale” (oltre 1000 titoli) sono disposte secondo le aree geografiche o le località trattate e già suddivise dallo stesso Tafi: Toscana, Firenze, Siena, Arezzo, Valdichiana, Valdarno, Casentino, Valtiberina.

Tutti i libri, per i quali è stata realizzata la schedatura computerizzata, riportano, di pugno del Tafi, nel frontespizio o in copertina, la dicitura “A. Tafi” e l’anno nel quale sono pervenuti in sua proprietà.                          

    

Per volontà del donatore tutti i libri sono liberamente consultabili in sede, ma esclusi dal prestito.

 

La parte moderna della Biblioteca è intestata a Mons. Angelo Tafi