La Tonacella di Petreto”

Presentazione del Restauro

 

 

 

Petreto e la sua tonacella pongono alcuni interrogativi:

            perché la tonacella si trova a Petreto? Da quando? Una o due tonacelle?

 

L’archivio parrocchiale può dare qualche risposta solo all’ultimo interrogativo.

- Un inventario del 1888 al n. 30 dice:

   “due tonacelle parte di velluto e parte di stoffa arazzo storpiata del 400 che

    Per maggior dettagli si valutano L. 1.200”

 

- L’inventario del 1900 riporta la dicitura del precedente

 

- La visita pastorale del vescovo G. Volpi in data 24/02/1907 dice:

             “Siano conservate e custodite con la massima cura le magnifiche tonacelle

             di preziosissima stoffa”.

 

- L’inventario del 1913 parla di “2 tonacelle del 400 in buono stato”

 

Per un certo periodo, non documentato dall’archivio, le due tonacelle furono conservate nel Comune di Castiglion Fiorentino come risulta da una ingiunzione del Sindaco al Parroco di Petreto (in data 4/6/1924) che chiede di “rispettare gli impegni e riconsegnare le tonacelle prelevate solo per alcune cerimonie”.

Il parroco, sentito il parere della Curia, rifiutò la restituzione.

 

In seguito una delle due scompare. Quando, come?....

 

 

                                                                                      Il Parroco

                                                                              Sac. Bernardo Pantini

 

 

 

 

 

 

 

Fra le tante iniziative culturali che si stanno succedendo in Castiglion Fiorentino si impone questo recupero e questa ripresentazione della tonacella della antica chiesa  di S. Andrea a Petreto nella val di Chio. Un paramento per diacono,  in velluto  rosso con decorazione in stoffa figurata con l’episodio della “Natività” e la scritta VERBUM CARO FACTUM EST . Il  manufatto del XV-XVI  secolo, insieme al suo pendant,  era rimasto nascosto in quella sacrestia fino al 1920 quando Alessandro del Vita li espose nella grande Mostra di Arte Sacra organizzata nel nostro Palazzo Comunale portandovi dalla stessa chiesa due pianete del XVI secolo e un turribolo del XV.

L’importanza del manufatto rimasto, e che da solo riesce a far parlare tanto di sé, è stata recentemente rilevata dallo storico del tessuto ed esperto europeo prof. Paolo Peri della Università di Lecce che ha studiato il pezzo,  e dalle   restauratrici Mara Bacci e Lucia Cardinali  del “Laboratorio Castiglionese  Restauro Tessili Antichi” che hanno operato il definitivo recupero.

La conferma che il tessuto figurato è un prodotto tipico delle manifatture tessili fiorentine del XV secolo e che il disegno preparatorio è da ricondurre a un grande autore, quasi sicuramente il Beato Angelico, ha sollecitato la  valorizzazione del manufatto per una sua collocazione museale come si conviene. 

La Istituzione Culturale, che ha operato fin dall’inizio per la realizzazione di  questo evento storico e artistico, ringrazia quanti hanno collaborato:

- la FIDAPA Valdichiana che, confermando il particolare impegno per la valorizzazione dei beni artistici del territorio, si è fatta promotrice anche del recupero di questo prezioso paramento,

- l’Amministrazione Comunale e per essa il Sindaco Paolo Brandi che ha creduto nella importanza della nuova scoperta sostenendone il progetto espositivo in modo da arricchire il patrimonio artistico della città,

- lo storico del tessuto prof. Paolo Peri  che ha fatto rilevare l’eccezionalità della Tonacella,

- le restauratrici Mara Bacci e Lucia Cardinali per  la professionalità e l’amore  con cui hanno recuperato il tessuto riportando il manufatto all’originario splendore,

- la Banca Valdichiana,  Credito Cooperativo Tosco-Umbro che ancora una volta partecipa direttamente alla realizzazione   di eventi culturali della nostra città,

- il Parroco Don Bernardo Pantini che in accordo con l’Ufficio Diocesano per i Beni Culturali ha messo a disposizione la tonacella,

- la Soprintendenza per il Patrimonio Storico Artistico e Demoetnoantropologico di Arezzo che ha approvato il progetto di recupero di questa opera d’arte soggetta a tutela,

- gli Amici della Val di Chio  per la collaborazione al progetto.

 

 

 

 

Carmelo Serafini 

                                                                       (Presidente Istituzione Culturale Castiglionese)

 

 

 

 

 

 

 

 

La F.I.D.A.P.A. Valdichiana è un’Associazione che ha fra le sue finalità anche quella di promuovere la salvaguardia del patrimonio artistico nazionale; in particolare la Sezione Valdichiana si è occupata, in passato, di reperire fondi da destinare al restauro di opere d’arte presenti in questo territorio, impegno che ha portato al recupero di due importanti dipinti su tavola della fine del ‘500, di Francesco Morandini, che sono attualmente esposti nella Pinacoteca di Castiglion Fiorentino.

E’ stato segnalato recentemente alla nostra sezione dal parroco della chiesa di S. Andrea a Petreto un raro oggetto di particolare valore artistico e storico presente in Valdichiana: la tonacella di Petreto, un indumento liturgico del ‘400, arrivato fino a noi in condizioni abbastanza buone ma bisognoso di restauro per un’adeguata valorizzazione e fruizione. I maggiori esperti di tessuti antichi lo conoscono molto bene: il prof. Paolo Peri dell’Università di Lecce è stato presente nell’aprile del 2003 a Castiglion Fiorentino per una conferenza durante la quale ha presentato al pubblico la tonacella di Petreto e ha parlato del valore di questo manufatto così raro.

La FIDAPA ha deciso di attivarsi per reperire i finanziamenti necessari per il restauro e la giusta valorizzazione della tonacella sopra descritta ed in questa ricerca ha incontrato un Istituto di Credito, la Banca Valdichiana, che ha accolto con particolare sensibilità la proposta e si è reso disponibile a finanziare completamente il restauro.

Siamo quindi molto contente di avere contribuito ad arricchire il nostro paese con un nuovo “tesoro riscoperto” che da oggi potrà essere ammirato da tutti.

Ringraziamo la Banca Valdichiana per la generosità, l’Istituzione Culturale ed Educativa Castiglionese per la preziosa collaborazione e l’Associazione Amici della Val di Chio che ha partecipato al progetto.

 

Carla Pierozzi

Presidente FIDAPA Valdichiana

 

 

 

 

 

 

 

 

 

“Il Credito Cooperativo - le vecchie Casse rurali ed artigiane da sempre così presenti ed attive nelle più minute realtà locali – sono veramente un pezzo importante della storia d’Italia, e non soltanto della sua storia economica. I valori di cui è portatore il settore del Credito Cooperativo trascendono il fatto economico, per assurgere ad elementi fondamentali dell’ordinato sviluppo della convivenza civile e della maturazione di una coesione sociale fondata, soprattutto, sulla solidarietà e sulla partecipazione”.

Con questi sentimenti il Presidente della Repubblica, Carlo Azelio Ciampi, ha salutato il Presidente della Federasse, Alessandro Azzi, in occasione delle celebrazioni che hanno ricordato la fondazione della prima Cassa Rurale avvenuta 120 anni fa.

 

In effetti, il 20 giugno 1883 a Lo reggia in provincia di Padova, ad opera di Leone Wollemborg, vedeva la luce la Cassa cooperativa di prestiti.

Pochissimi anni dopo, a Chiusi, 22 cooperatori davano vita alla locale Cassa rurale di prestiti. Era il 5 gennaio 1908. Tra utopie e ristrettezze finanziarie, tra slanci ideali e indulgenze economiche, il sogno del riscatto sociale diventava realtà.

Nel 1999, per migliorare il servizio offerto alle comunità di riferimento, le due bcc di Piazze e di Chiusi ritenevano opportuno procedere alla fusione e dare origine a Banca Valdichiana.

 

In questi ultimi anni, forte di una tradizione più che ventennale, Banca Valdichiana ha intensificato i suoi sforzi nella così detta “funzione sociale”, che si concretizza - tra l’altro – nella salvaguardia e valorizzazione del patrimonio storico-artistico, qui presente in maniera copiosa e nelle tante forme che l’intelligenza umana sa esprimere.

Funzione sociale, sancita sì dallo Statuto, ma soprattutto avvertita come sintesi tra la tipica attività bancaria (dalla quale non si può prescindere, per comprensibili motivi) e la ricchezza culturale che caratterizza le nostre comunità.

 

La collaborazione che Banca Valdichiana offre in questa occasione vuol essere un atto di responsabilità per un’opera d’arte che non merita né l’usura del tempo né l’incuria dell’uomo.

In fin dei conti, un paramento liturgico – impreziosito in questo caso da un disegno “angelico” a vedersi – lega sempre nel sentire comune l’impegno quotidiano al senso della trascendenza.

Proprio come la solidarietà e la partecipazione, che il Presidente Ciampi citava nel suo discorso.

 

Banca Valdichiana

Credito Cooperativo Tosco Umbro

 

Il Consiglio di Amministrazione

 

 

 

 

 

 

LA TONACELLA DI SANT’ANDREA A PETRETO

 

Nella chiesa di Sant’Andrea a Petreto  Castiglion Fiorentino (Arezzo) per vari secoli si è conservata una preziosa e rara tonacella in velluto tagliato operato a un corpo di seta rossa, ornato dal cosiddetto motivo della “melograna”, corrispondente alla tipologia decorativa definita “a cammino” da un anonimo setaiolo fiorentino che nel corso della seconda metà del XV secolo scrisse un trattato sull’arte della seta. La  rara tonacella è impreziosita da “bruste” e maniche realizzate con un altrettanto raro tessuto figurato o istoriato che propone la scena dell’Adorazione del Bambino. Quest’ultimo tessuto è un lampasso con decoro di quattro trame lanciate di seta policroma e oro filato: su fondo raso da 5 faccia ordito, lavorato da tutti i fili dell’ordito di fondo in seta rossa e da tutti i colpi della trama di fondo, risalta l’opera creata dalle trame lanciate legate in diagonale, direzione S, dall’ordito di legatura in seta beige. La sacra rappresentazione è inserita entro una cornice composta da foglie dorate e rosetta verde, alternate a esagoni punteggiati d’oro. Quattro angeli disposti ai lati sorreggono le relative quattro aste del baldacchino, reso in prospettiva centrale, dal capocielo azzurro costellato di stelle d’oro, mentre sulla dorata bandinella lobata anteriore è intessuta in rosso la scritta “VERBUM CARO FACTUM EST”. Spostato a sinistra è il Bambino Gesù contornato da nuvole e raggi dorati, a destra è la Madonna genuflessa con le mani congiunte e in adorazione, vestita di azzurro e mantello d’oro. Il fondo rosso è cosparso da un motivo a maglia romboidale che nei punti di tangenza è legato da una rosetta a quattro petali, il tutto definito dalla trama lanciata d’oro filato.

Tessuto seguendo uno schema orizzontale, questo bordo figurato fu certo pensato per l’uso specifico destinato ad ornare, appunto, le tonacelle e le dalmatiche che venivano indossate dal diacono e dal suddiacono durante i riti solenni. Uscito da una manifattura tessile fiorentina specializzata nella realizzazione di questi unici bordi istoriati, l’esemplare di Petreto è da attribuire all’ultimo quarto del XV secolo, il cui prototipo potrebbe avvicinarsi all’analogo lampasso con il quale fu composta la pianeta ora conservata nel palazzo Vescovile di Montalcino, come ha precisato Giuseppe Cantelli che, peraltro, aveva già presentato la tonacella in esame alla mostra “Arte Sacra in Valdichiana”, tenutasi nel 1970.

Analoghi bordi figurati sono stati al centro di studi che hanno cercato di trovare un’eventuale paternità del disegno preparatorio. Sono state chiamate in causa opere dall’analogo soggetto dipinte dai più autorevoli pittori fiorentini fra i quali il Beato Angelico, facendo un confronto con una tavola dipinta attribuita dal Longhi al frate pittore; il dipinto conservato nella National Gallery di Londra; tuttavia l’unico riferimento iconografico con il lampasso istoriato sembra essere solo quello che la scena si svolge sotto un importante baldacchino. Il dipinto preso in considerazione, “La Vergine con il Bambino e nove angeli”, è stato al  centro di un acceso dibattito critico, e l’accettata attribuzione del Longhi all’Angelico è stata poi messa in discussione chiamando in causa ora Piero della Francesca ora un seguace dell’Angelico, ma ormai la tavola londinese è stata assegnata a Benozzo Gozzoli, attribuzione proposta, nel 1990, da Bartalini e confermata, nel 1992, dalla Padoa Rizzo.

L’impostazione compositiva della scena, la presenza di quattro angeli (come si può osservare nelle due bruste applicate in basso alla tonacella, davanti e dietro), la decorazione del fondo e la resa grafica della scritta precisamente disposta sulla bandinella, la selezione cromatica (gli incarnati bianchi, tocchi di azzurro e verde, la massiccia presenza delle trame lanciate d’oro filato), il tratto e il risultato stilistico delle figure, portano a qualificare il bordo di Petreto fra i più importanti e da porsi direttamente a confronto, fra gli altri, con il frammento conservato al Museo Nazionale del Bargello e proveniente dalla collezione Carrand (inv. N. 2381C), con quello presente nel Museo di Pienza, con quello custodito al Victoria and Albert Museum di Londra e con quello custodito nel Metropolitan Museum of Art di New York.

Come già formulato per il frammento del Bargello, con il quale il bordo di Petreto trova strette affinità stilistiche e tecniche tanto da potere ipotizzare la stessa manifattura tessile, si possono riscontrare referenze formali che si avvicinano all’ambiente botticelliano e ai “linearismi”, un po’ nervosi, del Pollaiolo.

L’Adorazione del Bambino Gesù fu un tema assai ricorrente nella produzione dei bordi figurati, vanto delle manifatture fiorentine per tutto il XV e per la prima metà del XVI secolo, infatti numerose sono le varianti che presentano ora una più semplificata composizione, ora la presenza di solo due angeli, vi sono anche esemplari in cui vi è  l’impiego di un numero minore di  trame lanciate ed un  diverso colore di fondo (esistono esemplari con il fondo verde). Il soggetto dell’Adorazione del Bambino incontrò un notevole successo, tanto che si conoscono soluzioni stilistiche più arcaiche e poi composizioni semplificate e trattate in modo un po’ più stilizzato, quest’ultime certo realizzate intorno alla fine del Quattrocento e l’inizio del secolo successivo (per i numerosi confronti si veda C. Buss, Tessuti serici italiani 1450 1530, cat. mostra, Milano 1982, pp. 138-139; P. Peri, Bordi figurati del Rinascimento, cat. mostra, Firenze 1990, pp. 67-69, n. 17).

Ricordiamo che i bordi figurati furono inizialmente realizzati a Lucca durante la seconda metà del XIV secolo; nel XV secolo questa particolare produzione divenne vanto di manifatture fiorentine che, sovente, si avvalsero dei più famosi artisti per la redazione dei disegni preparatori, tanto da potere riscontrare paternità illustri,  confermando così la fattiva collaborazione degli artisti e delle loro botteghe con il mondo artistico-artigianale. E’ noto che molti artisti fiorentini, basti ricordare l’Angelico, il Pollaiolo, il Verrocchio, il Ghirlandaio, Benozzo Gozzoli, Raffaellino del Garbo, Paolo Schiavo, Bartolomeo di Giovanni e le loro botteghe, fornirono disegni per tessuti, bordi figurati e ricami.

I soggetti più diffusi, oltre a quelli che proponevano  figure di santi, furono quelli che rappresentavano scene riguardanti la vita della Vergine e di Cristo: l’Annunciazione, la Natività, l’Adorazione, l’Assunzione della Madonna, la Crocifissione, la Resurrezione di Cristo, Cristo in pietà, Teste di serafini e cherubini, angeli che sorreggono la croce, il disco raggiato di san Bernardino da Siena, edicole eucaristiche.

Gli episodi, dopo una prima fase durante la quale le figure erano inserite entro nicchie gotiche, sono rappresentati in equilibrate architetture rinascimentali perfettamente rese in prospettiva e gli sfondi sono caratterizzati da scorci paesaggistici che corrispondono alle teorie artistiche rinascimentali, scorci paesaggistici entro i quali si collocano i protagonisti sempre più indagati in ogni particolare.

Se il bordo figurato cattura subito l’attenzione e l’interesse per la tonacella,  non deve però essere messo in secondo ordine il pregevole e sontuoso velluto con il quale fu confezionata.

Da quando fu scoperto, fra il XII e il XIII secolo, il velluto divenne il nuovo simbolo di status, ovvero non più quello di diritto divino ma quello di censo. Anche la Chiesa scelse fin da subito questo drappo serico, il più sontuoso dei tessuti mai prodotti. Divenuto subito simbolo del potere, il velluto,  a partire dall’inizio del XV secolo diverrà sempre più ricco, sia da un punto di vista tecnico che materico: sete fra le più pregiate, sostanze tintorie fra le più rare e costose, quali il chermes o la grana per i rossi e l’indaco per gli azzurri e i verdi; al velluto tagliato si aggiungono i velluti definiti a “inferriata”, alto-bassi, impreziositi da trame lanciate e broccate d’oro filato, fino a quelli operati, alto bassi broccati e “allucciolati”, ovvero caratterizzati da lucenti anellini che brillano qua e là e si rilevano sul compatto e morbido velluto.

Due le tinture base, due i disegni e due le tipologie compositive che caratterizzano la produzione dei velluti per tutto il XV secolo, che venivano realizzati nei due centri più famosi in tutto il mondo allora conosciuto: Venezia e Firenze. Per la tonacella di Petreto fu scelto un velluto tagliato di seta rossa, definito ad “inferriata”, con il disegno del “cammino”: entro una precisa foglia polilobata, ancora di gusto gotico, si colloca una piccola melagrana contornata da corolle e cimata da petali dentellati; nella parte superiore delle foglie corre un tralcio con foglioline e fiori di melograno. Il modulo compositivo si sviluppa in orizzontale e si ripete in verticale a scacchiera. Il cosiddetto disegno della melagrana, insieme alla pigna e al fiore di cardo, fu accolto anche dalla Chiesa cristiana in quanto simboleggiava, già nelle culture orientali, dell’Africa e nel mondo sassanide, la fertilità e quindi la vita eterna, l’immortalità, l’abbondanza; inoltre la Chiesa vedeva nel motivo della melagrana, ricca di semi rossi, la valenza simbolica della Passione di Cristo e della sua rinascita: i chicchi rossi vennero assimilati al sangue che Cristo versò durante la sua Flagellazione e sulla Croce, il sangue di Gesù versato generò la comunità dei credenti, la Chiesa.

Certo queste precise e forti valenze simboliche, unite alla potente forza compositiva espressa in modo quasi monumentale, fortemente sintetizzata, che caratterizza questi sontuosi ed unici velluti rinascimentali, non furono ignorate dal committente o dai committenti i quali scelsero fra i prodotti tessili all’epoca esistenti i più nobili ed espressivi, in quanto corrispondevano alle regole liturgiche.

Come il prezioso bordo figurato, anche il velluto fu realizzato in una manifattura tessile fiorentina specializzata nella realizzazione di velluti operati.

 

Paolo Peri

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 “Il restauro costituisce il momento metodologico

 del riconoscimento dell’opera d’arte nella sua consistenza fisica  e nella sua

 duplice polarità, estetica e storica, in vista della  sua trasmissione al

 futuro”.

Cesare Brandi

 

 

Il restauro della tonacella

 

La Tonacella è giunta nel  “Laboratorio di Restauro Tessili Antichi” in buono stato di conservazione. Eravamo in presenza di un manufatto tessile integro nella sua forma, pertanto è stato possibile avere informazioni intorno all’oggetto nella sua globalità: si è potuto agevolmente “leggere” il manufatto relativamente alle tecniche, ai materiali, ai motivi disegnativi e ornamentali.

La Tonacella, in colore rosso cremisi, presenta, nel velluto, un motivo a maglie ogivali, che si ripetono orizzontalmente per file parallele alternate, detto anche “motivo del cammino”; inscritte nelle ogive e nei punti di tangenza delle stesse, vi sono fiori e frutti di melograno.

La scena rappresentante la Natività, che nel paramento si ripete sei volte, due sul davanti, due sul dietro, uno per manica, è contornata da un fregio esagonale, punteggiato, con corolla centrale e due foglie di acanto. Questa “cornice” delle scene figurate sale, sia sulla parte anteriore che in quella posteriore della Tonacella, fino alla spalla. Nella zona dove è presente il velluto, tale fregio è disposto isolatamente facendo da “gallone” al velluto stesso.

Sia nella spalla destra che in quella sinistra un frammento di lampasso istoriato risulta “capovolto”, a dimostrazione del fatto che qualsiasi “pezzetto” di tessuto, data la preziosità, veniva utilizzato.

La passamaneria gialla che contorna il perimetro della Tonacella è di due misure: cm. 1,5 ai lati e nell’incavo della maniche, cm. 3,8 intorno al collo e come finitura delle maniche. Questi galloni in cotone, non originali, ma databili XIX secolo  hanno un motivo decorativo che si risolve attraverso un susseguirsi di piccole losanghe in successione orizzontale, a doppia banda nel gallone più alto, a banda singola in quello più basso. Questa banda è interrotta da una lamina dorata che corre anch’essa orizzontalmente e sotto la quale si ripete lo stesso motivo in modo speculare. Nel bordo esterno sono presenti altre due file di lamina dorata. La tessitura della cimosa di questi galloni è realizzata in modo tale che ai margini risulta una piccola decorazione ad anelli molto piccoli.

Il gallone in velluto riccio e tagliato che presenta un modulo decorativo consistente in un susseguirsi di motivi floreali a tralcio,  che si trova sul fondo della tonacella sia anteriormente che posteriormente, nonché sul fondo della maniche, suggerisce il possibile utilizzo di esso per una intervenuta necessità di modificarne le dimensioni.

I fiocchi, due su ogni spalla e tre nella parte interna delle maniche, che assicurano le due parti, sono in seta rossa, alti cm. 3,5.

La Tonacella, pur integra come detto, presentava tuttavia i segni di rimaneggiamenti successivi: il gallone in velluto riccio e tagliato, non coevo al velluto della Tonacella stessa, la passamaneria gialla in cotone e filato metallico non originale, la presenza di rammendi sui bordi figurati e “suture” del velluto eseguite a punto catenella.

A motivo della integrità del manufatto, nell’impostazione dell’intervento di restauro, si è data la precedenza alla necessità di non cancellare le caratteristiche presenti sulla confezione stessa: si è infatti scelto di non eseguire uno smontaggio totale del paramento, per non perdere, ad esempio, le cuciture originali (o anche posteriori, ma pur sempre “storiche”), le quali, del resto, non procurando alcuna tensione, non minacciavano affatto la stabilità del manufatto. In un costume o in un paramento sacro l’attenzione a che i dati sartoriali non vengano persi, fa optare per interventi in cui l’esigenza del recupero estetico del pezzo passa in secondo piano rispetto all’importanza di mantenere alla confezione ogni sua caratteristica. In Italia gran parte del patrimonio tessile è costituito dai corredi liturgici presenti nelle chiese.

La riforma introdotta dal Concilio Vaticano Secondo ha posto alcuni paramenti fuori dell’uso liturgico, pertanto molti di essi hanno subito il degrado di una mancata conservazione o di una modalità di conservazione non adeguata.

Si può comunque riconoscere che spesso l’attenzione e la cura dedicata a questi paramanti fuori uso, da sacrestani, sacerdoti o persone del popolo consapevoli, se non dell’importanza, della sacralità e della bellezza delle vesti, ha fatto sì che venissero conservate nei cassetti, quindi relativamente al riparo dalla polvere, e già solo questa semplice precauzione ha avuto una sua valenza positiva. Così come i rammendi, eseguiti a “regola d’arte”, risultano essere stati provvidenziali per un arresto, se pur minimo, del degrado.

Lo stato di conservazione della Tonacella, proveniente dalla sacrestia della chiesa di S. Andrea a Petreto, faceva supporre in realtà che l’oggetto fosse stato mantenuto in condizioni ambientali, se non ottimali, sicuramente idonee.

Ascoltando la testimonianza della signora Fosca, che fino al 1978 si è presa cura del corredo della chiesa, è emerso che la “Tonacella, così come i capi che non venivano più giornalmente indossati dal sacerdote per la celebrazione liturgica, era messa, completamente stesa, nei ripiani di un lungo cassettone nella “stanza delle campane” della chiesetta. Facevamo attenzione a che non entrassero i topi e ogni tanto questi capi venivano rimossi e spolverati. Quando poi vedevamo che il tessuto si era rovinato, mettevano qualche toppina o facevano qualche rammendo”.

Un comportamento, questo, dettato dal buon senso e dall’amore per il corredo della chiesa, che ha contribuito a che la Tonacella giungesse fino a noi.

I criteri seguiti nelle scelte di fondo nell’intervento di restauro sono scaturiti dal riconoscimento del sostanziale benessere del paramento, che ha fatto optare per un recupero conservativo, più che per un recupero estetico. L’intervento di restauro ed in particolare il consolidamento ad ago, pertanto, è stato minimo, nel senso che si è limitato ad un’azione di “rinforzo” nei punti in cui i tessuti presentavano lacune, destinate diversamente ad estendersi. Tali lacune erano evidenti soprattutto sul velluto, che presentava lacerazioni e consunzioni degli orditi e delle trame perlopiù nei punti in cui il velluto non crea il pelo, ma il raso.

Le zone più danneggiate, soprattutto il davanti e le spalle, soggette, nell’uso, ad un maggior attrito, presentavano una tale perdita di pelo da rendere poco leggibile il modulo compositivo del disegno.

Il lampasso istoriato evidenziava slegature del filo dorato, soprattutto nel tessuto delle maniche e nel fregio esagonale di contorno; il filo metallico (oro filato membranaceo) aveva perso parte della lamina dorata, lasciando intravedere in alcuni punti l’anima in lino bianco. La fodera, di colore rosa antico in cotone, presentava sul davanti e leggermente sulla manica destra una grossa gora, dovuta probabilmente a scoloritura causata da agenti esterni.

La passamaneria gialla, in cotone e lamina dorata, presente lungo l’intero perimetro della Tonacella, era in ottimo stato di conservazione.

I fiocchi in seta rossa, composti ognuno di due parti, non erano tutti in buono stato: alcuni di essi mostravano segni di degrado consistenti in lacerazioni soprattutto lungo il bordo.

La superficie della Tonacella appariva impolverata, pertanto la prima fase del restauro è consistita in un’accurata aspiratura del diritto e del rovescio del paramento, eseguita con aspiratore a basso voltaggio e telaio retinato; in seguito si è provveduto ad una microaspiratura tesa ad eliminare la polvere ed altri tipi di depositi soprattutto lungo le trame dorate del tessuto istoriato, le quali tendono a trattenere tali depositi. E’ molto importante provvedere in primo luogo ad una pulitura meccanica dell’oggetto, in quanto la polvere, che è di consistenza granulare, depositandosi sulla seta è fonte di degrado per essa, intervenendo con un’azione corrosiva che giunge a distruggerla a livello molecolare; la polvere è inoltre veicolo di sostanze inquinanti. Poiché la manipolazione di un tessile antico polveroso ne accelera la consunzione

delle fibre, oramai disidratate, la fase della spolveratura meccanica è momento preliminare ad ogni tipo di intervento conservativo su di un tessile.

Il telaio retinato, un telaio cioè costituito al suo interno da una rete di tulle in nylon fitto, impedisce l’impatto diretto della superficie del tessuto con la bocchetta dell’aspiratore, onde evitare che l’azione del vuoto provochi sollevamenti o distacco di filati o deformazioni del tessuto.

Alla spolveratura ha fatto seguito uno smontaggio parziale della confezione, consistente nella separazione della fodera dal tessuto. Sono stati poi rimossi, previa segnalazione e numerazione, i nastri di seta rossa presenti nella parte interna delle maniche e sulle spalle, stretti a formare dei fiocchi. Una delle due parti di nastro del fiocco più esterno nella spalla sinistra era mancante. La fase del parziale smontaggio della confezione ha reso possibile osservare il rovescio dei due tessuti, nonché le cimose di entrambi, di colore verde e beige, i colori fiorentini, che confermerebbero ulteriormente l’origine dei manufatti.

Nel rovescio del lampasso si sono potute osservare le trame colorate lanciate: le trame di colore beige che intervenivano a comporre il volto degli Angeli, della Madonna e l’intero corpo del Bambino Gesù, nonché le mani, erano ben visibili al rovescio ma totalmente mancanti sul diritto; molto limitata risultava invece la perdita sul diritto delle trame lanciate di colore verde e azzurro.

Il lavaggio in acqua (acqua deionizzata e tensioattivo) che in linea di principio, laddove sia possibile compatibilmente con le condizioni del tessuto e la tenuta dei colori, è rimedio principe per la reidratazione delle fibre, è stato escluso per evitare lo schiacciamento del pelo del velluto, causato da un’immersione in acqua.

La fodera, al contrario, è stata lavata in acqua deionizzata e tensioattivo saponina nella proporzione di gr. 0,05/ litro. Il lavaggio è stato eseguito dopo un test di stabilità del colore che ha comprovato la non cessione di questo nella soluzione detergente. Nell’operazione di lavaggio è stato controllato preventivamente il valore di PH dell’acqua, quindi della soluzione detergente, tale valore è stato verificato in seguito durante la immersione del tessuto (PH 5,5-6).

Dopo il lavaggio la fodera è stata posizionata su un tessuto in cotone, tamponata poi per accelerare il processo di asciugatura. Per restituire al tessuto l’originale disposizione delle fibre sono stati appoggiati sulla superficie della fodera, preventivamente coperta da un lenzuolo in cotone, dei pesini in vetro.

Si è quindi proceduto alla scelta del tessuto più idoneo da utilizzare come supporto nelle zone che presentavano lacerazioni e consunzioni del velluto, onde procedere all’ancoraggio con consolidamento ad ago. L’ipotesi di dotare la Tonacella di supporti parziali, cioè locali, è sembrata la migliore, dal momento che la superficie di essa era quasi intatta: infatti era necessario recuperare la continuità interrotta dalle lacune attraverso supporti che localmente favorissero questo processo.

Si è proceduto pertanto con la tintura di un taffettas di seta in origine beige, per ottenere un colore simile al rosso del velluto della Tonacella. I coloranti usati sono i premetallizzati 1:2, coloranti sintetici che offrono ottime garanzie di solidità e stabilità. Sono quindi stati tinti, dopo sbagnatura, gr. 22,85 di taffettas, secondo la seguente ricetta:

Blu puro lanasyn      cc    34,28

Rosso lanasyn          cc   304,88

Bordeaux lanasyn     cc   110,61

Si è scelto un supporto in fibra naturale, la seta, della stessa natura del velluto che andava a supportare: la seta asseconda maggiormente il “movimento” del tessuto di cui si compone il paramento, pertanto, una volta inserita nel tessile antico, fa con esso un corpo unico, non introducendo nel sistema-tessile ulteriori tensioni. Inoltre i supporti, distribuiti sulla superficie del manufatto, per compiere la loro funzione di sostegno, non dovevano alterare l’equilibrio generale, e per fare questo è stato necessario tenere conto di vari fattori, quali l’ampiezza del tessuto, i tipi di alterazioni, le deformazioni, i supporti, e questo al fine di ottenere nel restauro il massimo risultato con il minimo intervento, cioè con la minore quantità di punti possibile. Si è scelto una grandezza dei supporti tale da estendersi un poco oltre, in tutte le direzioni, la zona da consolidare, in modo tale che il supporto stesso si ancorasse alle parti più solide del tessuto, nella zona circostante la lacuna.

Il tessuto-velluto della Tonacella presentava inoltre due livelli di degrado, per i quali si doveva intervenire con due diversi metodi di consolidamento: le lacerazioni, caratterizzate da perdita di trama e ordito, necessitavano di ancoraggio, appunto, ad un supporto, mentre le consunzioni (perdita di materia solo nel senso della trama o nel senso dell’ordito), potevano essere ancorate al tessuto stesso che, mantenendo una buona tenuta, non necessitava di essere supportato. I supporti locali sono stati quindi posizionati rispettando l’armatura del tessile antico, cioè trama con trama e ordito con ordito, e successivamente fissati al tessuto con dei punti filza provvisori, usando un mouliné di seta beige.

Per fissare definitivamente i supporti si è proceduto con il punto posato, cercando di minimizzare quanto più possibile l’intervento: il passaggio dell’ago, infatti, per quanto sottile, produce comunque in un tessuto antico un trauma, essendo la materia che viene forata già disidratata e consunta. Tra una fermatura e l’altra, eseguite a punto posato, si è scelta una distanza di cm. 0,5, ridotta della metà laddove era necessario. Il filato scelto per tali fermature è stato un organzino di seta, tre capi, tinto in colore.

L’organzino è un filato estremamente sottile e “invisibile”, ma al contempo adeguatamente “robusto”.

I punti non sono visibili nel diritto del tessuto, mentre nel rovescio si può leggere chiaramente lo schema dell’intervento.

Il consolidamento ad ago del bordo istoriato è stato invece realizzato con una fermatura a punto tela dei fili metallici, consistente in piccoli punti che, a distanza uguale l’uno dall’altro, trattengono i fili metallici slegati, ancorandoli di nuovo alla base. Il filato utilizzato per il punto tela, eseguito con cadenza di cm. 0,2 circa, è un cotone di colore beige scuro, un colore “neutro” che potesse “mimetizzarsi” bene con il colore del filato metallico. Per operare sui filati metallici, che avevano subito un certo deterioramento sull’oro membranaceo che aveva perso la sua duttilità,  arrivando a rompersi, era necessario l’utilizzo del filato in cotone: i filati metallici così ridotti, facilmente tendono a spezzare un filato in seta, mentre il cotone svolge la sua funzione di ancoraggio più stabile nel tempo e nel contempo non introduce tensioni nel manufatto. In questa operazione è stato talora necessario l’uso di una lente d’ingrandimento per evitare che l’ago, spostandosi anche di poco rispetto al punto in cui doveva penetrare, potesse sollevare i fili metallici ancora saldi.

Alcuni rammendi eseguiti con filato di cotone rosso piuttosto grosso ancoravano i filati metallici in alcuni punti del lampasso: si è optato per una rimozione di tali rammendi non tanto perché introducessero delle tensioni, quanto perché il colore troppo brillante del filo con cui erano stati eseguiti, creava un contrasto eccessivo con il resto del tessuto, interrompendo la lettura della scena figurata. Sono state rimosse anche le “suture” a punto catenella, eseguite con filo di seta rosso cremisi e, una volta rimossi tali punti, si è fermata la consunzione eseguendo un punto posato senza ancoraggio a supporto.

Sono quindi state eseguite delle filze con organzino in seta rosso nei margini esterni dei tessuti di supporto, onde fermare definitivamente i supporti stessi al tessile antico.

Sono stati poi consolidati i fiocchi in seta che presentavano un degrado soprattutto lungo i bordi. Anche i fiocchi sono stati aspirati e lavati usando le precauzioni già descritte. La scelta del supporto è caduta su un taffetas in seta leggerissimo, tinto in colore, che si confacesse alla seta originale sia per consistenza che per brillantezza. Il taffetas è stato tinto secondo la seguente ricetta:

                                               su g. 1 di seta

                                               bordeaux lanasyn  13,4 cc.

                                               Rosso lanasyn         6,6 cc.

 

Si è quindi proceduto anche per questi ad un consolidamento ad ago con punto posato.

Dopo aver rimosso tutte le “imbastiture” delle fermature provvisorie, si è passati al rimontaggio dell’oggetto, consistente nella ricongiunzione del tessuto restaurato con la sua fodera, rispettando la posizione delle cuciture originali. La fermatura delle due parti, realizzata a piccoli punti filza con filato di mouliné di cotone color giallo senape è stata eseguita posizionando sul tessuto della fodera dei pesini di vetro per controllare che non vi fosse una diversa trazione tra le due parti, garanzia per un risultato finale  “à plomb”.

Quindi sono stati ricollocati nella loro posizione originaria i fiocchi.

La questione della parte di fiocco mancante è stata risolta scegliendo di ricreare tale parte con del nastro nuovo. Si è optato per un nastro in raso sintetico, in tinta e della stessa altezza.

Al fine di documentare le caratteristiche tecniche, lo stato di conservazione del tessile, le fasi dell’intervento di restauro, è stata raccolta una documentazione fotografica dei tre momenti fondamentali: prima, durante e dopo il restauro.

Adesso che il restauro della Tonacella è terminato e che il paramento avrà come collocazione definitiva un Museo, è necessario mettere in atto tutte le precauzioni per prevenire eventuali cause di degrado. Dovranno essere verificate costantemente le condizioni ambientali, con dispositivi di controllo dell’umidità relativa, affinché non si creino condizioni favorevoli per lo sviluppo di colonie batteriche o per la germinazione delle spore fungine. Dovrà essere controllata la temperatura dell’ambiente espositivo, che dovrebbe variare tra i 16° e i 18° c..

Il controllo delle purezza dell’aria può evitare gli attacchi da parte degli insetti. Va inoltre considerato che i tessuti in seta sono tra i manufatti maggiormente sensibili alla luce. L’esposizione alla luce infatti provoca lo sbiadimento dei colori e la perdita di resistenza. Anche se può sembrare vero il contrario, è proprio la luce naturale a costituire il maggiore pericolo perché è di valore variabile e la principale fonte di radiazioni ultraviolette che sono le più dannose. Paradossalmente, ma questo non sarebbe conciliabile con l’esigenze di un Museo, il solo mezzo sicuro di protezione totale per i tessuti sarebbe la costante conservazione al buio totale.

La Tonacella, infine, nella sua sistemazione per l’esposizione museale, dovrà essere collocata su un adeguato sostegno, tale da preservarne l’integrità fisica e l’equilibrata distribuzione delle sollecitazioni meccaniche. Nel contempo dovrà essere esposta in modo tale che lo studioso o il visitatore possano apprezzarne le qualità estetiche.

 

                                                                      

                                                                                              Lucia Cardinali  - Mara Bacci